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Storica sentenza: il concorso del Ministero dell’Interno dovrà (ri)aprire ai cittadini “stranieri”

da | Feb 25, 2025 | News

 

 

Il Tribunale di Milano, con la sentenza n. 753 del 2025, ha stabilito un principio fondamentale: il concorso per 1.248 funzionari del Ministero dell’Interno dovrà essere riaperto per garantire la partecipazione anche ai cittadini stranieri, in particolare i cittadini UE, familiari di cittadini europei, titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo e persone con protezione internazionale.

La decisione arriva dopo il ricorso promosso da ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Avvocati per Niente Onlus, con il supporto di Italiani Senza Cittadinanza, assistiti dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri. Sia ASGI che Italiani Senza Cittadinanza fanno parte della Rete Nazionale per il Contrasto ai Discorsi e ai Fenomeni d’Odio, contribuendo attivamente alla tutela dei diritti e alla lotta contro le discriminazioni strutturali che colpiscono le persone straniere e con background migratorio in Italia.

Il bando del 27 maggio 2024 riservava l’accesso ai soli cittadini italiani, escludendo ingiustamente numerose persone con diritto a concorrere applicando erroneamente il DPCM del 1994. Grazie al ricorso, il Tribunale ha ribadito che il  DPCM del 1994 non è più applicabile, e la riserva della cittadinanza può riguardare solo i ruoli che comportano l’esercizio continuativo di pubblici poteri. Nel caso del concorso, invece, i posti messi a bando riguardavano funzioni amministrative, contabili, finanziarie e persino linguistiche, che non giustificano alcuna esclusione automatica delle persone straniere.

La sentenza, depositata il 17 febbraio 2025, richiamando numerosi precedenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e delle corti italiane, ribadisce che il principio di non discriminazione in base alla cittadinanza deve essere rispettato. La cittadinanza non può essere un criterio di esclusione per ruoli amministrativi.

Il Ministero dell’Interno sarà ora costretto a riaprire i termini e riorganizzare le prove per garantire la partecipazione di tutte le persone aventi diritto, che in base all’art. 38 del d.lgs. 165/2001 sono: cittadini europei, familiari di cittadini UE, titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo e titolari di protezione internazionale.

Per la nostra Rete contro l’odio, questa sentenza segna un passo storico nella lotta contro le discriminazioni istituzionali e quelle nel mercato del lavoro pubblico, riaffermando che il diritto di tutti e tutte di poter contribuire al bene collettivo e alla vita pubblica del Paese, indipendentemente dalla cittadinanza.

Secondo Italiani Senza Cittadinanza, questa vittoria è la prova che non possiamo rassegnarci, che ogni ostacolo ingiusto va affrontato e abbattuto. “Denunciare è un atto di resistenza. Segnalare è un atto di giustizia. Mobilitarsi è un atto di cambiamento.” Italiani Senza Cittadinanza invita chiunque a non accettare che le discriminazioni si normalizzino ma invita a segnalare, denunciare e combattere con l’azione e in rete.