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“Come curare le ferite dell’odio” il dossier della fondazione Gariwo

da | Feb 21, 2025 | News

La fondazione Gariwo, acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide, ha pubblicato un dossier dal titolo “Come curare le ferite dell’odio”.

L’intento della Fondazione è di tracciare un’analisi profonda della situazione dell’odio nel mondo, evidenziando le sue radici storiche e culturali, e al contempo avviare un processo di guarigione collettiva.
Solo attraverso una comprensione piena del fenomeno possiamo sperare di curarne le ferite, infatti, i tre passaggi fondamentali attorno cui ruota l’intero dossier sono: “Conoscere l’origine dell’odio, capirne i meccanismi e curarne le ferite”.

La fondazione esplora la genealogia dell’odio, mettendo in evidenza come le ideologie totalitarie, la discriminazione razziale, religiosa o sessuale abbiano contribuito a seminare divisione. Il dossier analizza come l’odio si possa trasmettere di generazione in generazione, per cui conoscerne il punto di origine diventa essenziale per spezzare il ciclo costruendo interventi mirati.

Cosa alimenta l’odio? Gariwo si concentra su come il pregiudizio e l’intolleranza vengano alimentati da fattori sociali, politici e mediatici. Il dossier evidenzia, infatti, il ruolo della propaganda e dell’informazione distorta, che contribuiscono ad alimentare le fobie e a giustificare violenze contro i gruppi. Capire come l’odio si radichi nel cuore delle persone è fondamentale per abbattere le sue barriere e cominciare a ricostruire il dialogo.

Per guarire dalle ferite dell’odio, è necessario intraprendere un percorso di riconciliazione che passi attraverso la giustizia restaurativa. Il dossier suggerisce di promuovere iniziative di memoria, attraverso la valorizzazione delle storie dei “Giusti”, coloro che hanno rischiato la propria vita per salvare gli altri. L’educazione, infatti, gioca un ruolo cruciale: insegnare alle nuove generazioni il valore della tolleranza e del rispetto delle diversità è il modo migliore per prevenire l’odio.

Il dossier, dunque, ci invita a una guarigione delle ferite in quanto dovere collettivo, che implica l’impegno di ciascuno nel costruire una società fondata sulla memoria, sul dialogo e sull’inclusività.